Stefano, il mago del footbalino

“Mi sono trasferito in Svizzera nell’ottobre del 2021 - racconta -. In Italia ero già capocantiere, qui sono ripartito dalla qualifica più bassa”. Ma la possibilità di risalire è arrivata nel marzo 2023, quando è arrivato in Casada.
"Qui mi hanno detto: se vuoi camminare, cammina”. Lui invece ha corso. “Mi sono diplomato muratore l'anno scorso. E adesso inizierò i corsi da capocantiere”. In Casada il primo cantiere è stato a Maroggia, alla stazione: barriere architettoniche e ascensori. Poi il ponte di Cauco, due mesi in galleria al San Gottardo per i lavori ferroviari, e infine Marolta, dove si sta realizzando una camera di ritenuta in calcestruzzo armato e altre opere annesse al miglioramento idrico del riale Marolta.
Già nel primo cantiere, a Maroggia, ha ricevuto il battesimo da capocantiere, quando il suo mentore si è ammalato. "Ho preso in mano la situazione. Non c'era tempo per altro".
A Marolta le sfide non mancano. L'orografia complica l'arrivo dei mezzi. "La presenza dell’acqua è stata un problema sin dall'inizio: abbiamo dovuto deviarla per riuscire a lavorare col cemento". E poi la neve, il ghiaccio, i sassi. “Bisogna stare attenti a non farsi male, perché è un attimo".



Stefano è di origini bergamasche e porta nel sangue la tradizione dei muratori della Val Seriana. Ha 36 anni e oggi vive a Biasca con la compagna, valtellinese della Val Malenco, che delizia con manicaretti e ricette elaborate. Fuori dal cantiere, la sua passione è, infatti, la cucina. Ama il finger food, giocare con le consistenze. Ma anche piatti tradizionali a base di selvaggina e funghi: “Il pesce lo peschiamo noi, la carne la tagliamo in casa. La materia prima la lavoriamo direttamente". Il piatto del cuore? "Un risotto con salsiccia croccante sopra, gocce di aglio e prezzemolo per sgrassare".
L'altra passione è il footbalino. In Italia era un campione a livello provinciale di calcio balilla, come si chiama oltre confine. La sua specialità è l’attacco e a Biasca si è dovuto convertire a segnare con i ganci. E qui emerge la sua filosofia: "Se ti arrabbi, perdi il controllo del gioco. Come nella vita, penso. La miglior difesa è l'attacco, bisogna sempre essere in tensione, anche quando la palla non è in gioco".
Perché per lui le sfide sono vita. "A me le sfide fanno crescere", dice. E a Casada ne ha trovate parecchie, da affrontare con la squadra, perché come sul campo da footbalino: "Vince la squadra, non la persona singola".