Mischa Delorenzi, quello che il disegno non dice

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Mischa Delorenzi è direttore tecnico della Casada SA dal 2022. Prima l'apprendistato da disegnatore del genio civile, poi vent'anni in uno studio d'ingegneria a Giubiasco e cinque in un'impresa generale svizzero-tedesca tra Ticino e Zugo. In ufficio lo trovi già all'alba. Fuori dal lavoro, cucina e buon vino.

Al mattino presto la luce dell'ufficio di Malvaglia è già acceso. Mischa arriva presto per confrontarsi con i tecnici prima che vadano sui cantieri: "Il mattino presto è il momento più tranquillo della giornata e c'è tempo per parlare qualche minuto in più". A metà settimana c'è la riunione di coordinamento, dove si discute e si programma la settimana successiva. Gli altri giorni sono scanditi da riunioni interne o esterne, sopralluoghi sui cantieri, lavoro in ufficio. "Ogni tanto il mio lavoro consiste semplicemente nell'ascoltare le persone”
Ha attraversato quasi tutti i mestieri attorno a un cantiere: "Ho fatto tutti gli step: studio d'ingegneria, impresa generale, impresa di costruzione." Dalla progettazione si è portato via il senso della responsabilità: "Il mio capo di allora me ne ha data sempre tanta. Lì ho acquisito le basi per eseguire progetti importanti." Poi Zugo, tre anni: "Una grossa impresa ti dà la capacità di misurarti con cantieri di grandi dimensioni."
In Casada, Mischa arriva nel momento in cui Mirco Casada cambia l'organigramma e distribuisce le responsabilità. "Non è stato facile: il mio predecessore era il fratello di Mirco. Entrare tra le maestranze in cantiere, con una tradizione di gestione familiare, non è stato semplice."


La parte che preferisce non è alla scrivania: "Preferisco il contatto umano, verso le maestranze e verso i committenti. È ancora un lavoro dove le conoscenze e i rapporti umani contano." E il passaggio dalla carta al cantiere resta un mestiere a sé. "Un progetto in tanti lo disegnano, ma finché non sei lì sul posto non capisci cosa puoi fare davvero. Ci sono cose che il disegno non dice, così spesso ci sentiamo ripetere: avete ragione, è meglio farlo in quel modo."

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Il cantiere che ricorda con più piacere è un ponte a cinquecento metri da casa: il ponte ferroviario Selvaccia a Sant'Antonino. Un cantiere in cui si è lavorato senza interruzione da sabato mattina a domenica sera, 24h/24. "È un posto in cui andavo da piccolo con mio nonno, che era un ferroviere. Preparare il cantiere con il tecnico e poi seguire i lavori sul posto per quasi ventiquattro ore di fila è stato molto bello."
Il futuro professionale lo vede ancora legato al gruppo di direzione: "Siamo affiatati e complementari, con un ottimo feeling. I ruoli sono ben definiti e Lorens lascia carta bianca nelle varie mansioni. Questa è una delle grandi forze di Casada." Ovviamente si può fare di più: "Siamo migliorabili. Siamo una ditta di quasi 150 persone, accontentare tutti è impossibile, ma noi ce la mettiamo tutta."


Fuori dal cantiere il terreno di ricerca cambia materia. "Una cosa che mi piace molto è mangiare e bere bene." ama godersi i piaceri della vita a 360 gradi, mettendo al centro la buona cucina, i grandi vini e i momenti di condivisione. vini della Borgogna o del Piemonte, i ristoranti stellati scelti con criterio, ma anche i grotti o i ristoranti dove gustare i piatti della tradizione. Ama anche cucinare: il suo cavallo di battaglia è il filetto alla Wellington. Ma se gli si chiede un consiglio sulle etichette, cita Luigi Veronelli: "Non c'è un vino buono o un vino cattivo, c'è solo un vino che ti piace. L'importante è scoprire, provare".